
L’intervista di JòBlog a Carla Bimbo, Chief Operation Officer RDG
Il mio percorso ha innanzitutto radici nella formazione, anche se l’ho lasciata relativamente presto per dedicarmi ad altro. Sono passata alla consulenza organizzativa nelle aziende e all’orientamento professionale, per poi tornare, da qualche anno, alla mia passione originaria.
Il filo conduttore è sempre stata la persona. Un po’ come l’uomo vitruviano, al centro del cosmo e della terra, così vedo la persona al centro delle organizzazioni. Ho sempre voluto rispettare questo aspetto e oggi continuo a farlo. Sento di avere, grazie all’esperienza accumulata, una maggiore capacità di capire i comportamenti all’interno delle aziende, così come quelli dei singoli nel loro percorso di crescita, sia individuale sia professionale.
Negli anni ho sviluppato uno sguardo d’insieme: da una parte accolgo gli obiettivi aziendali, dall’altra cerco di comprendere il modus operandi del singolo individuo. Questo incrocio genera quel valore aggiunto che non può essere affidato solo a un algoritmo matematico. Non sempre le persone con le competenze più alte o identificate come “ideali” per un progetto sono davvero le più adatte a portarlo a termine. Bisogna sempre considerare la crescita individuale all’interno di un obiettivo più grande e di un team: la persona è importante, ma lo è altrettanto la sua crescita nel gruppo, perché di fatto non si lavora mai da soli.
I valori di accessibilità, concretezza e orientamento al futuro si traducono innanzitutto in passione. Chi arriva da noi, che sia un disoccupato o un imprenditore, trova un luogo in cui cerchiamo di essere un punto di eccellenza, offrendo una qualità altissima. Se le persone si affidano a RDG, devono poter raggiungere i loro risultati. Non sempre si può ottenere il massimo, ma noi ce la mettiamo tutta per fare il meglio possibile.
Ho l’ambizione di pensare a questa realtà come a una piccola boutique di talenti, di eccellenze, di energie e di motivazione. Lavoriamo molto sia sulla riqualificazione professionale, upskilling e reskilling, di persone che vogliono migliorare le competenze che già possiedono o aggiungerne di nuove, sia sulle soft skill, purtroppo ancora troppo poco considerate, mentre sono fondamentali nella gestione di progetti complessi, delle relazioni e nel raggiungimento degli obiettivi professionali.
L’approccio di RDG è proprio quello di valorizzare ciascuno nel momento in cui lo incontriamo: che arrivi a noi tramite le aziende con cui collaboriamo, oppure per un fabbisogno specifico, come avviene nei servizi al lavoro, dove spesso le persone hanno perso l’occupazione e devono rimettersi in gioco.
Per quanto riguarda la progettazione dei corsi, lavoriamo su due livelli. Per i corsi destinati ai disoccupati partiamo dalle analisi condotte da Regione Lombardia e utilizziamo i dati regionali per intercettare il fabbisogno, guardando contemporaneamente alle richieste del mercato, che variano nei diversi territori e settori. Cerchiamo, allo stesso tempo, anche di anticipare i fabbisogni emergenti.
Ad esempio, siamo fanalino di coda in Europa per acquisizione di competenze digitali oltre i social. Per questo, oggi, gran parte della progettazione formativa è orientata a fornire competenze di base trasversali in termini di digitalizzazione, che la stragrande maggioranza della popolazione, soprattutto di mezza età, non è ancora in grado di maneggiare con sicurezza. Questa sfida in Italia non l’abbiamo ancora vinta.
La progettazione per le aziende è totalmente diversa. Si parte da un’analisi puntuale del fabbisogno, fatta con gli HR manager o, quando si tratta di piccole imprese, direttamente con gli imprenditori. Si tratta di capire quali obiettivi l’azienda si dà nel lungo e medio termine, e quali competenze sono presenti in ingresso, effettuando test mirati sul personale per capire il livello di partenza.
L’approccio resta sempre fortemente customizzato, mi verrebbe da dire tailor made : non usiamo programmi “preconfezionati”. Cerchiamo il più possibile di rispondere alle specifiche istanze delle aziende che, sul territorio, presentano una diversificazione altissima.
I nostri clienti, se hanno la pazienza di attendere i tempi dei finanziamenti pubblici, possono fare formazione di altissima qualità senza costi diretti. Questo è possibile grazie ai fondi interprofessionali: ogni azienda versa lo 0,30% del monte salari all’INPS; se questo viene destinato a un fondo interprofessionale anziché all’INPS, può finanziare la formazione. Noi lavoriamo molto con il Fondo FormAzienda e permettiamo alle imprese di avere percorsi di altissimo livello qualitativo gratuitamente.
Una nostra forza risiede nell’umiltà di sapere che non possiamo farcela da soli: dobbiamo guardarci intorno, talvolta anche oltre i confini europei. Per essere competitivi sul mercato globale non possiamo limitarci alle risorse “domestiche” di RDG, soprattutto per alcuni strumenti e tecnologie. Cerchiamo di essere un buon veicolo di diffusione dell’informazione e della formazione, anche per aiutare le imprese a rispondere alle normative più recenti.
La progettazione dei percorsi formativi viene realizzata dal nostro staff in strettissima sinergia con il cliente, e poi eventualmente ridefinita insieme al consulente esterno che andrà in aula. Non abbiamo solo docenti esclusivi, ma ci avvaliamo di tanti professionisti con una propria attività riconosciuta sul campo. Tutte figure utili per garantire un’altissima qualità nell’offerta formativa ai nostri clienti.